Multa e risarcimento per l’autore del post diffamatorio
Lanciano – Si è concluso il 28 marzo 2025 il processo penale, iniziato nel 2020, relativo ai reati perpetrati ai danni di Francesca Caporale, ex assessore al Commercio del Comune di Lanciano. Il Tribunale ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato per i reati di diffamazione aggravata e lesioni personali colpose, con assoluzione per altre contestazioni.
Il giudice Vincenzo Chielli ha inoltre disposto una condanna a 700 euro di multa, oltre al risarcimento del danno in favore della parte offesa, da quantificarsi in sede civile, e al pagamento delle spese processuali e dell’avvocato di parte civile.
L’accusa, rappresentata dal Pubblico Ministero Delfina Conventi, ha ricostruito i fatti contestati, avvenuti nel 2019, quando l’ex assessore Caporale era stata destinataria di un post diffamatorio pubblicato su un gruppo Facebook con oltre 48.000 iscritti. Il messaggio, ritenuto lesivo della dignità e dell’onore della Caporale, è stato ritenuto dal Tribunale un atto diffamatorio aggravato dall’uso di un mezzo di pubblicità.
Oltre alla diffamazione, la sentenza ha riconosciuto anche la responsabilità dell’imputato per lesioni personali colpose a distanza. Le pressioni e le offese online avrebbero infatti generato uno stato d’ansia reattiva nell’ex assessore, tanto da costringerla a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Finalmente la giustizia si muove per i gravi fatti che ogni giorno avvengono sui social, dove le parole possono trasformarsi in strumenti di violenza con conseguenze concrete.

L’avvocato della parte civile, Andrea Cerrone, ha commentato la sentenza con queste parole: “Una condanna è sempre un momento triste. Personalmente non ne sono felice neppure quando sono io a richiederla. Sono però soddisfatto per la mia assistita, che ho seguito sin dai primi momenti in cui si andavano consumando i reati ascritti all’imputato e ho visto con i miei occhi la sofferenza che ha dovuto sopportare Francesca. Sono particolarmente soddisfatto per la decisione del Tribunale di riconoscere il reato di lesioni personali colpose a distanza.
Dovremmo forse ridisegnare l’approccio ai social: la libertà di espressione è garantita, ma quando trascende nella lesione dell’onore e, oggi possiamo certamente dirlo, quando finisce per fare del male fisicamente a qualcuno, allora siamo certamente al di fuori delle tutele costituzionali, che cedono il passo alla giurisdizione penale”.
Con questa sentenza si apre un nuovo capitolo nella giurisprudenza locale sulla responsabilità derivante dalle condotte online, mettendo in evidenza come le parole sui social possano avere conseguenze tangibili e giuridicamente rilevanti.