Un esposto di tre consiglieri di minoranza ha portato alla richiesta, da parte della Procura, di rinvio a giudizio del sindaco Angelo Radica: l’accusa per il primo cittadino è quella di aver utilizzato auto e carburante del comune per viaggi non istituzionali. Il reato sarebbe quello di peculato continuato.
Radica parla di un atto di strumentalizzazione politica ispirato da invidia per i numerosi successi raccolti in Italia ed all’estero.
La vicenda è ricostruita in un articolo del quotidiano Il Centro: tra il 2021 e il 2023 Radica avrebbe utilizzato l’auto del comune per raggiungere località in Italia in cui si svolgevano eventi dedicati alla promozione del vino e organizzati dall’associazione, privata, di cui è presidente. Le spese di vitto e alloggio sarebbero state rimborsate dalla stessa associazione, ma l’auto e le schede carburante utilizzati sarebbero stati a carico del Comune, in totale si parla mille euro per una decina di appuntamenti.

I tre consiglieri hanno chiesto le dimissioni immediate del sindaco. Ora il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio.
Il sindaco Radica in una nota inviataci spiega la vicenda: “Siamo di fronte ad un atto di strumentalizzazione politica ispirata da invidia per i numerosi successi che ho raccolto in Italia ed all’estero e che stanno portando lustro al comune, a territorio e all’intero Abruzzo.
Sin dalla campagna elettorale comunale 2022, per il terzo mandato consecutivo da sindaco, i tre consiglieri di minoranza denuncianti hanno iniziato una campagna denigratoria e diffamatoria nei miei confronti concretizzatasi in circa 50 esposti a Procura della Repubblica, Corte dei Conti, Presidenza del Consiglio e Prefettura. Obiettivo di questi atti non è la tutela degli interessi del comune e dei cittadini ma il voler offuscare la mia immagine, anche in prossimità delle elezioni comunali della prossima primavera”.
Entrando nel merito della vicenda Radica precisa:
“L’uso dell’auto comunale per una spesa complessiva di per carburanti di 1.085 euro, è stato legittimo, in quanto gli appuntamenti a cui ho partecipato erano organizzati da organi dell’associazione nazionale Città del vino, di cui il comune di Tollo è socio, e ai sensi dell’Art. 85 comma 2 del Testo unico degli Enti locali è possibile richiederne il rimborso”.
- Daniela Cesarii
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