Dopo l’aggressione subita venerdì scorso da tre agenti di polizia durante una perquisizione in un alloggio popolare del quartiere Santa Rita a Lanciano, la segreteria nazionale del sindacato Cosap ha scritto al capo della Polizia, Vittorio Pisani, per segnalare quella che definisce una grave situazione di ordine e sicurezza pubblica nell’area.
Secondo quanto riferito dal sindacato, una coppia rom già nota alle forze dell’ordine avrebbe reagito con estrema violenza all’intervento degli operatori, arrivando a minacciarli con un coltello da cucina lungo circa 20 centimetri e ostacolando il regolare svolgimento delle attività di polizia giudiziaria.
Durante l’azione sarebbero stati coinvolti anche i figli minori, utilizzati come scudi umani, circostanza che ha indotto gli agenti a interrompere l’operazione per tutelarne l’incolumità. Nel corso della perquisizione erano già state rinvenute sostanze stupefacenti e materiale per il confezionamento.
Tre agenti hanno riportato contusioni lievi, giudicate guaribili e trattate in pronto soccorso.
“Le istituzioni territoriali sono lasciate sole – afferma il segretario nazionale del Cosap, Sergio Scalzo –. È indispensabile una risposta immediata e muscolare dello Stato per ristabilire ordine e sicurezza”.
Il sindacato denuncia come il quartiere Santa Rita sia ormai condizionato da compagini criminali radicate, capaci di esercitare un controllo di fatto su alcune aree, trasformandole in “zone franche” dove la violenza riesce a impedire l’azione delle forze dell’ordine.
Il Cosap chiede interventi strutturali, a partire da sgomberi sistematici degli alloggi occupati abusivamente e da un rafforzamento stabile della presenza delle forze di polizia, per garantire sicurezza sia ai cittadini residenti sia agli operatori impegnati sul territorio.
La vicenda di Lanciano riporta alla mente quanto già avvenuto in altri contesti urbani italiani, come Torino, dove negli ultimi anni i sindacati delle forze dell’ordine hanno più volte denunciato aggressioni durante controlli, difficoltà operative e la presenza di aree popolari divenute ostili allo Stato.
In entrambi i casi, il rischio evidenziato è che quartieri nati come modelli di edilizia pubblica e integrazione finiscano per trasformarsi in fortini della criminalità, se non sostenuti da una presenza costante e credibile delle istituzioni.





