Negli ultimi giorni il quartiere Santa Rita di Lanciano è finito al centro dell’attenzione per episodi di cronaca legati a scontri tra gruppi di persone con precedenti per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. La presenza rafforzata delle forze dell’ordine, con controlli e presidi mirati, ha riportato al centro del dibattito pubblico un tema che ciclicamente riemerge: quanta delinquenza c’è davvero in città? E soprattutto, da dove nasce?
Prima di ogni riflessione, è necessario ribadire un punto fondamentale: Santa Rita non è solo cronaca nera.
È un quartiere abitato da famiglie, lavoratori, anziani, giovani coppie che hanno investito sacrifici e risparmi per costruire la propria casa. Ridurlo a simbolo di degrado significa fare un torto a chi ogni giorno vive onestamente quella parte di città. Gli episodi recenti, secondo quanto emerso, si inserirebbero in dinamiche legate al controllo di piazze di spaccio rimaste scoperte dopo operazioni delle forze dell’ordine nei mesi scorsi. Quando vengono smantellate reti criminali, spesso si creano vuoti che altri tentano di occupare. È una dinamica purtroppo nota in molti territori, non solo a Lanciano.

Ma il punto vero è un altro: se esiste un mercato dello spaccio, esiste una domanda.
Quanta droga gira in città? Quanti sono i consumatori? È cambiata la figura del consumatore rispetto all’immagine stereotipata del “drogato ai margini”? Sono domande scomode ma necessarie.
I dati disponibili a livello provinciale indicano che il fenomeno non è marginale. La provincia di Chieti registra ogni anno numerose denunce per reati legati agli stupefacenti e un numero significativo di utenti in carico ai servizi per le dipendenze. Segnali che raccontano una realtà articolata, che non può essere liquidata come emergenza improvvisa né confinata a un solo quartiere. Accanto a questo, serve però un’altra chiarezza. Non tutti i rom delinquono. E non tutti i non rom sono estranei ai fatti di criminalità.
Attribuire automaticamente le responsabilità a un’intera comunità è una semplificazione che rischia di diventare ingiusta e divisiva. Molte delle famiglie rom presenti a Lanciano sono cittadini italiani da generazioni, con figli e padri nati sul territorio.
Lo stesso sindaco Filippo Paolini ha ricordato come si tratti di comunità radicate da decenni in città.
Invocare soluzioni come “mandarli via” solleva una domanda concreta: via dove, se sono italiani e nati qui? E soprattutto, siamo davvero certi che l’intero fenomeno della delinquenza sia riconducibile esclusivamente a quella fetta della popolazione?
La criminalità è un fatto individuale, non etnico. Le responsabilità sono personali. Trasformare un problema di sicurezza in una questione identitaria rischia di spostare il dibattito dal piano delle soluzioni concrete a quello della contrapposizione sociale. La sicurezza è un diritto di tutti i cittadini, di qualsiasi origine. Ma lo è anche la verità.
La presenza delle forze dell’ordine è una risposta necessaria sul piano immediato.
Tuttavia, la repressione da sola non basta. Servono prevenzione, lavoro educativo, politiche sociali, opportunità per i giovani, sostegno alle famiglie. Serve una comunità capace di interrogarsi non solo su chi vende droga, ma anche su chi la compra e perché.
Lanciano non è una città fuori controllo. Santa Rita non è un territorio perduto. Ma ignorare la complessità del fenomeno sarebbe un errore.
Le domande restano aperte: quanta droga circola davvero? Perché l’offerta continua a essere così attiva? E cosa può fare la città – tutta la città – per spezzare questo circuito?
Affrontare il problema senza scorciatoie, senza etichette e senza paure alimentate dalla rabbia è forse il primo passo per costruire una risposta seria e condivisa.
- Clara Labrozzi




