Dati preoccupanti per Stellantis nell’anno appena chiuso: infatti nel 2025 la produzione automobilisticain Italia è scesa a livelli che non si vedevano da oltre settant’anni. Nei cinque stabilimenti italiani del gruppo sono state assemblate 213.706 autovetture, con un calo del 24,5% rispetto al 2024 e meno della metà dei volumi registrati nel 2023.
È il dato più basso dal secondo dopoguerra: bisognare tornare agli anni Cinquanta per ritrovare livelli simili di produzione, ben prima della forte accelerazione che venne registrata negli anni Sessanta e Settanta. Se si includono anche i veicoli commerciali prodotti ad Atessa, in Abruzzo, il totale arriva a 379.706 unità, comunque in flessione del 20% su base annua.

Il calo è diffuso e colpisce quasi tutti gli stabilimenti. Melfi è il sito più penalizzato, con una contrazione del 47,2%, fermandosi a poco più di 32 mila veicoli. Cassino segna un -27,9%, toccando il minimo storico di 19.364 unità, mentre Pomigliano d’Arco scende del 21,9%, pur restando il principale polo produttivo grazie alla Fiat Panda. Anche Modena, casa di Maserati, registra un arretramento del 23,1%, con volumi ormai simbolici.
L’unica eccezione è Mirafiori, a Torino, dove la produzione è cresciuta del 16,5% rispetto al 2024, passando da 25.920 a 30.202 auto assemblate. Un rimbalzo però relativo, legato all’avvio della produzione della Fiat 500 ibrida negli ultimi mesi dell’anno, dopo anni di livelli produttivi molto bassi.
Qualche segnale di recupero viene individuato solo nella parte finale del 2025, grazie all’avvio di nuovi modelli come la Jeep Compass di nuova generazione e al contributo dei veicoli commerciali. Ma per il sindacato non basta. La FIM CISL chiede di accelerare sulle assegnazioni di modelli ibridi ed elettrici, di rafforzare gli investimenti su ricerca e sviluppo e di dare certezze sui tempi dei nuovi lanci, soprattutto negli stabilimenti più in difficoltà come Cassino e Melfi.






