Duro comunicato di Italia Nostra Abruzzo contro l’autorizzazione concessa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al progetto di estrazione di gas in prossimità del lago di Bomba, presentato dalla LN Energy S.r.l..
Il Comitato VIA della Regione Abruzzo aveva già bocciato l’intervento per «situazioni irreversibili con conseguenti danni insostenibili per la sicurezza della collettività locale e di tutto il comprensorio del Sangro-Aventino».
Lo stesso progetto, in passato, era stato respinto anche dalla Commissione ministeriale nazionale per «gravi rischi idrogeologici e sismici».Oggi però – denuncia l’associazione – il parere è stato ribaltato: «Come per magia la stessa Commissione nazionale rilascia un parere positivo alla estrazione di gas in prossimità del Lago di Bomba.
Probabilmente sono svanite nel nulla tutte quelle criticità relative al territorio e agli impatti derivanti, non considerando nemmeno la tenuta della diga in caso di sisma».
Italia Nostra ricorda che già l’AGIP, decenni fa, pur disponendo di autorizzazioni, aveva rinunciato a sfruttare il giacimento perché «non coltivabile».Un cambio di rotta che, per il Presidente regionale Pierluigi Vinciguera, è in aperta contraddizione con gli impegni comunitari: «Ci chiediamo perché lo stesso Ministero e i suoi politici di governo hanno espresso la volontà di condividere l’orientamento comunitario accettando l’impegno per la decarbonizzazione e la transizione ecologica.
Una farsa?»Il riferimento è anche all’articolo 9 della Costituzione, che tutela «il paesaggio, il patrimonio storico, artistico e naturale della nazione».L’associazione denuncia il rischio di un ritorno a un passato di degrado ambientale:
«Questo territorio, già colpito da crisi industriale ed economica, rischia di essere depredato delle sue bellezze naturali e tornare ad essere chiamato di nuovo “La Valle della Morte”, paludosa con qualche risaia da coltivare come era anni fa».
Infine, l’appello: «Italia Nostra, come già fece contro la Sangro-Chimica, chiama a raccolta tutte le forze del territorio, non solo locali ma anche regionali, e le associazioni, per opporci alla ennesima distruzione climatica e ambientale. È un bene comune che appartiene anche alle future generazioni».