A Lanciano nasce il Gruppo Misto e gli equilibri cambiano. Non formalmente, non con un atto di rottura plateale. Ma politicamente sì.

Carlo Ciccocioppo, Gabriele Di Bucchianico, Eugenio Caporrella ed Enzo Di Diego escono dalla maggioranza organizzata e fondano il nuovo gruppo consiliare.
Una scelta che non viene presentata come un addio al sindaco Filippo Paolini, ma che di fatto svuota i contenitori politici che fino a ieri sostenevano l’architettura dell’amministrazione.
Forza Italia si ritrova con due assessori in giunta ma senza consiglieri in aula. Una presenza istituzionale senza rappresentanza consiliare è un’anomalia che potrebbe pesare.
Anche la lista civica del sindaco perde pezzi significativi e si trova ora a reggersi su equilibri più fragili. La maggioranza non cade, ma diventa mobile. Ogni voto pesa doppio, ogni assenza può trasformarsi in un incidente politico.
Iquattro consiglieri del Gruppo Misto hanno percorsi differenti. Ciccocioppo e Caporrella hanno rappresentato una componente civica attiva nei lavori consiliari, concentrata sui temi amministrativi. Di Diego è stato più volte interlocutore nei passaggi delicati per la tenuta interna della maggioranza.
Il nome politicamente più esposto è però quello di Gabriele Di Bucchianico.
Solo due settimane fa, in conferenza stampa, quando giudicava illegittima la sua rimozione da capogruppo di Fratelli d’Italia, aveva assicurato che il faro politico della città rimaneva Filippo Paolini. Parole che oggi risuonano con un significato diverso: continuità dichiarata con il sindaco, ma dentro un quadro che si è nel frattempo trasformato.
La domanda che serpeggia nei corridoi del Municipio è semplice: il Gruppo Misto è un parcheggio tecnico o il primo passo verso un nuovo baricentro politico? Perché in politica conta dove siedi, ma conta ancora di più chi rafforzi con la tua presenza. Se quattro consiglieri diventano arbitri, il campo cambia.
Tra i nomi che vengono evocati nei ragionamenti politici c’è quello di Danilo Ranieri. Non ufficialmente, non apertamente. Ma quando gli equilibri si spostano, raramente accade senza una prospettiva.
Si apre poi il nodo della rappresentanza. Con un solo consigliere comunale e due assessori in giunta, su quale base politica la Lega può rivendicare anche la presidenza della Fiera? La rappresentanza istituzionale dovrebbe riflettere il peso democratico espresso in Consiglio, non assetti costruiti fuori dall’aula.
E ancora: quale sarà la posizione di Fratelli d’Italia? In una maggioranza diventata liquida, ogni scelta pesa il doppio. Sostenere senza condizioni o ridefinire gli equilibri? Restare spettatori o assumere un ruolo determinante? Il tempo delle ambiguità sembra restringersi.
A Lanciano non è ancora crisi formale. Ma è una crisi di equilibrio. E quando gli equilibri cambiano, la domanda non è solo chi governa. È chi decide davvero.




