VASTO – Dopo il servizio televisivo andato in onda il 12 febbraio su un noto programma della RAI, e ripreso da numerose testate nazionali, la Fondazione Casa Accoglienza Genova Rulli interviene nuovamente per chiarire alcuni aspetti ritenuti errati o gravemente fuorvianti relativi alla gestione della Casa Accoglienza di Vasto, nell’ambito del caso dei bambini di Palmoli.
Nel comunicato diffuso il 15 febbraio 2026, la Fondazione parla di una campagna denigratoria nei confronti dell’intero sistema di tutela dei minori fuori famiglia e, in particolare, della struttura vastese.
Uno dei punti contestati riguarda la donna intervistata nel servizio televisivo, presentata come “ex operatrice recentemente andata in pensione”.
La Fondazione precisa che la signora avrebbe svolto esclusivamente brevi incarichi come inserviente, con contratti a chiamata, oltre tredici anni fa, con ultimo rapporto lavorativo risalente al 2013.
Da allora non avrebbe più avuto alcun rapporto con la Casa Accoglienza Genova Rulli, né come lavoratrice né come visitatrice, e non avrebbe mai collaborato con l’attuale équipe educativa o con l’attuale responsabile della struttura.
Particolarmente contestata è la rappresentazione mediatica relativa a una porta interna alla struttura, descritta in alcune ricostruzioni giornalistiche come utilizzata per “chiudere a chiave i bambini la notte”.
Secondo quanto riportato dalla Fondazione, si tratta della porta di accesso al pianerottolo della scalinata interna che collega il piano terra, dove sono collocati i minori ospitati, ai piani superiori.
La porta sarebbe dotata di maniglione antipanico, sempre apribile dall’interno della scala.
La chiusura dal lato del corridoio del piano terra, disposta nel pomeriggio del 9 febbraio 2026, sarebbe stata adottata esclusivamente per prevenire situazioni di rischio, dopo che tre bambini, eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori, per raggiungere la madre che si trovava al secondo piano. La misura, viene precisato, sarebbe stata presa unicamente a tutela della loro incolumità fisica.
Nel comunicato si sottolinea inoltre che la madre non avrebbe mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile e che non le sarebbe mai stato impedito di raggiungere i figli, anche nelle ore notturne.
In diverse occasioni, viene riferito, la donna avrebbe dormito con i bambini o li avrebbe ospitati nel proprio appartamento al secondo piano. La Fondazione ricorda che la Casa Accoglienza accoglie anche diadi madre-bambino in regime residenziale quando previsto da specifici decreti. Nel caso in questione, tuttavia, il decreto del Tribunale per i Minorenni non avrebbe disposto il collocamento della madre insieme ai figli e, per questo, su richiesta dei Servizi Sociali, sarebbe stato individuato uno spazio separato per la donna, nell’ambito di un progetto di tutela e protezione del nucleo, in attesa di ulteriori decisioni dell’Autorità Giudiziaria.
La Fondazione ribadisce che ogni provvedimento organizzativo e ogni intervento educativo vengono adottati esclusivamente sulla base delle indicazioni dell’Autorità Giudiziaria e dei Servizi Sociali competenti, sempre nell’interesse esclusivo del minore.
Nel documento si stigmatizza la diffusione di informazioni ritenute non veritiere o estrapolate dal contesto, che, secondo la struttura, lederebbero la reputazione dei professionisti coinvolti e sottoporrebbero i minori a un’indebita sovraesposizione mediatica.
La Fondazione conclude invitando gli organi di stampa a un esercizio responsabile del diritto di cronaca, nel rispetto della verità dei fatti, della dignità delle persone coinvolte e della tutela dei minori.




