Un fronte comune delle professioni sanitarie contesta le nuove modalità di gestione del personale introdotte dalla Asl Lanciano Vasto Chieti. Quattro Ordini professionali hanno scritto ai vertici della Regione Abruzzo per denunciare quello che definiscono uno svuotamento delle competenze organizzative: l’azienda sanitaria ha deciso che sarà la Direzione strategica a scegliere direttamente dove destinare ogni nuovo assunto, togliendo questo compito ai Servizi delle professioni sanitarie che per legge dovrebbero gestire il personale afferente alle professioni sanitarie. Una scelta che, secondo i firmatari,viola l’autonomia gestionale prevista dalla normativa.

La protesta è stata formalizzata in una lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, all’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, e al presidente della V Commissione consiliare, Paolo Gatti. A sottoscriverla sono Angelo Di Matteo, presidente dell’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Tsrm e Pstrp) di L’Aquila-Chieti-Pescara-Teramo, insieme a Cinzia Di Matteo (Ostetriche), Stefano Maceroni (Fisioterapisti) e Giancarlo Cicolini (Infermieri Chieti).
Il nodo dello scontro riguarda la gestione operativa delle risorse umane. Una recente disposizione della Direzione generale ha stabilito che le assegnazioni di tutto il personale – dai dirigenti al comparto – passino sotto il controllo diretto dei vertici aziendali. Secondo gli Ordini, questo accentramento contrasta con la legge 251 del 2000, che riconosce alle professioni sanitarie specifiche funzioni di pianificazione e organizzazione.
L’Abruzzo aveva recepito queste norme istituendo i Servizi delle professioni sanitarie (infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie) proprio per garantire una gestione tecnica e autonoma del personale. Ignorare questi organismi significa, per i rappresentanti di categoria, paralizzare l’efficienza organizzativa. Da qui la richiesta urgente di un tavolo di confronto in Regione per ripristinare il rispetto dei ruoli e garantire che l’organizzazione dei servizi risponda ai reali bisogni assistenziali, senza ingerenze burocratiche.




