Si accende lo scontro politico in Abruzzo dopo la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione dei Musei Archeologici Nazionali di Chieti. A far esplodere la polemica è una dichiarazione pubblicata sui social dall’ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che attacca duramente il ministro della Cultura Alessandro Giuli e l’attuale governatore Marco Marsilio, accusandoli di lottizzazione politica e di scelte ideologicamente connotate.
Secondo D’Alfonso, la nomina rappresenterebbe «una ricompensa politica» concessa a una candidata «bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali», oggi – scrive – «probabilmente richiedente e riconoscente». Una decisione che, a suo giudizio, non sarebbe isolata ma inserita in «un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio», responsabile di «scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche».

Nel mirino dell’ex governatore finisce anche un precedente finito nelle cronache, relativo alla gestione di un istituto scolastico in cui, secondo la ricostruzione di D’Alfonso, «agli studenti veniva imposto di cantare “Faccetta Nera”». Un episodio che, per l’esponente del Partito Democratico, renderebbe la nomina ancora più «sconcertante», soprattutto nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura: «Un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto».
Da qui l’interrogativo politico posto da D’Alfonso: «Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili?». La dichiarazione si chiude con una presa di posizione netta: «Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana», accompagnata da un messaggio di solidarietà alla professoressa Laura D’Ambrosio, indicata come «oggetto di un’aggressione squadristica da parte del Pd».
Alla dichiarazione dell’ex governatore replica con toni durissimi l’attuale presidente della Regione, Marco Marsilio, che ribalta completamente la narrazione parlando di «calunnia», «mistificazione» e «macchina del fango». Marsilio ringrazia il ministro Giuli per la nomina del CdA e difende la professoressa D’Ambrosio, definendo le accuse nei suoi confronti «una vera e propria aggressione squadristica da parte del Partito Democratico, prontamente rilanciata da Repubblica».
Il governatore ricostruisce nel dettaglio il caso legato alla scuola: «Come dimostrato già nel 2024, nella scuola diretta da D’Ambrosio a nessun bambino fu mai imposto di cantare “Faccetta Nera”». Secondo Marsilio, la dirigente avrebbe anzi attivato immediatamente un procedimento disciplinare, dal quale sarebbe emerso che «non ci fu alcuna apologia» e che la canzone venne trattata esclusivamente «per ricostruire il contesto culturale e sociale dell’epoca, debitamente introdotta da una chiara stigmatizzazione negativa».
Marsilio sottolinea inoltre come la docente accusata di «nostalgie fasciste» si fosse distinta negli anni per iniziative legate alla Giornata della Memoria, alla Resistenza e all’antifascismo, anche in collaborazione con l’ANPI, portando all’archiviazione definitiva del caso. «Ma – aggiunge – quando la D’Ambrosio si è candidata alle regionali per sostenermi, la macchina del fango è ripartita, come se nulla fosse».
Non manca l’attacco diretto ai media e agli avversari politici: «Quanto bisogna essere bugiardi e mistificatori per diffondere certe notizie, e quanto bisogna essere allocchi e creduloni per cascarci?», scrive Marsilio, che invita la professoressa a «valutare l’opportunità di querelare quanti la stanno calunniando».
Sul piano politico-istituzionale, il presidente della Regione rivendica infine la riforma del Ministero della Cultura che ha conferito «autonomia e prestigio» ai Musei Archeologici Nazionali di Chieti, esprimendo fiducia nel nuovo CdA e nella sua capacità di «rilanciare i Musei e l’intera città».
Lo scontro mette così in evidenza due visioni opposte: da un lato, l’accusa di occupazione partitica delle istituzioni culturali; dall’altro, la difesa di una nomina rivendicata come legittima e fondata sulla competenza, accompagnata dalla denuncia di una strumentalizzazione politica e mediatica. Un confronto che, al di là del caso specifico, riporta al centro il tema del rapporto tra politica, cultura e memoria storica in un momento simbolicamente cruciale per l’Abruzzo.









