Vito di Battista, originario di San Vito Chietino, con il suo romanzo “Dove cadono le comete” ( edito dalla Feltrinelli), ambientato in un paese della Costa dei Trabocchi, è stato proposto al Premio Strega 2026 da Maria Ida Gaeta.
Nella motivazione si legge:” Una lingua che si rivela raffinata e bella, molto “giusta” per l’equilibrio che riesce a trovare tra il dialetto e l’italiano. Io sono stata catturata dallo sguardo tenero e malinconico dell’autore, che trasfigura la vita reale in letteratura”.
Vito di Battista è nato nel 1986 “in un paese d’Abruzzo a trecento gradini sul mare” e vive a Bologna. Nel 2012 è stato selezionato per il Cantiere di Scritture Giovani del Festivaletteratura di Mantova. Agente letterario, editor e traduttore, ha scritto su “Futura”, la newsletter del “Corriere della Sera”, e su “Nuovi Argomenti”. Il suo primo romanzo, uscito nel 2018, è “L’ultima diva dice addio”

“Dove cadono le comete è ambientato in Abruzzo nel 1938. Sulla costa dei trabocchi, a trecento gradini sul mare, i morti del paese prendono voce per raccontare la storia di Bianca, una bambina che cresce con il padre Olimpo – poeta e giornalista per passione, impiegato all’anagrafe per lavoro – e
due madri. Una è la donna che l’ha partorita, Anita, la moglie di Olimpo, che ha perso il braccio sinistro quando era giovane e si è sempre impegnata a non dipendere da nessuno. L’altra è Emma, una ragazza delle campagne “due volte svergognata”.
Rinnegata dalla propria famiglia e costretta a vivere in una stal- la, Emma viene assunta da Olimpo per allattare Bianca, dopo aver dovuto dare il proprio figlio in adozione. Quella che vediamo scorrere nelle pagine non è solo la convivenza fragile e ambigua di questa famiglia, ma anche la storia di un piccolo borgo che, durante la Seconda guerra mondiale, si fa specchio dell’Italia intera, dagli scontri sulla Linea Gustav all’occupazione nazifascista, dalla Resistenza di chi resta fino alla rinascita degli anni Settanta, quando i segreti emergono e cambiano il destino di chi è sopravvissuto.
Quella di “Dove cadono le comete” è una scrittura che ascolta, acco- glie e restituisce. Con una lingua profondamente incarnata, in cui l’italiano si impasta al ritmo e al sapore del dialetto abruzzese, Vito di Battista fonde l’oralità dei racconti familiari con l’invenzione narrativa, il realismo magico con la tensione verista, rendendo la sua storia privata un racconto condiviso di cura e perdono.
, Simone Cortese






