«Far sorridere un bambino è aprire una finestra, far entrare aria fresca». Le parole di Cristina Pa’ raccontano meglio di qualsiasi cronaca ciò che è accaduto ieri, lungo la strada che da Frisa ha portato il Guastameroli Calcio fino a Bari e ritorno, in una giornata che ha superato i confini dello sport per trasformarsi in un autentico atto di comunità.
La partenza alle 9 del mattino, il rientro alle 21: dodici ore di viaggio per consegnare regali a bambini ospitati nella casa famiglia di Sant’Annibale di Francia.







Un tempo che per molti può sembrare eccessivo, quasi una follia. Per chi indossa e rappresenta questi colori, invece, è stata una necessità morale, alimentata dal desiderio di fare qualcosa di concreto, tangibile, utile.
Ad accogliere la delegazione giallorossa le suore Figlie del Divino Zelo, insieme alle collaboratrici della struttura, con in prima linea suor Maria Lucia Colanero, compaesana di Guastameroli, che ha fatto da ponte umano e affettivo tra due comunità unite dallo stesso spirito di solidarietà.
Porte da calcio, palloni, un canestro e un buono per l’acquisto di vestiti: doni semplici, ma capaci di parlare il linguaggio universale del gioco e della dignità.
Piccoli gesti, solo in apparenza. Perché davanti agli occhi di chi li ha consegnati, quei regali sono diventati molto di più nel momento in cui hanno incontrato sorrisi autentici, curiosità, entusiasmo. «Abbiamo ricevuto più di quello che abbiamo donato», raccontano dalla società. Una frase che ritorna spesso in chi sceglie la strada della solidarietà, ma che ogni volta trova nuova verità negli sguardi dei più piccoli.
Non è la prima volta che il Guastameroli Calcio, realtà storica del territorio sportivo, si rende protagonista di iniziative simili. Ed è proprio qui che emerge il valore più profondo del calcio dilettantistico: quello di essere presidio sociale, spazio di relazioni, veicolo di messaggi che vanno oltre il risultato del campo. In contesti piccoli, il calcio non è solo sport: è appartenenza, responsabilità, esempio.
Quando una squadra decide di mettersi in viaggio non per una trasferta, ma per un atto di solidarietà, il pallone smette di essere un oggetto e diventa strumento educativo. Insegna che la vittoria non è solo segnare un gol, ma saper restituire qualcosa alla comunità, soprattutto a chi vive una condizione di fragilità.
In un calcio spesso raccontato solo attraverso polemiche, classifiche e tensioni, storie come questa ricordano l’essenza più pura dello sport: condividere, includere, costruire legami. E se è vero che il sorriso di un bambino rinnova il senso delle cose, allora il Guastameroli Calcio, ieri, ha vinto la partita più importante. Quella che non ha bisogno di arbitri, ma solo di cuore.
- Dennis Spinelli






