In Abruzzo, e in particolare nella provincia di Chieti, il caro spesa continua a pesare sempre di più sulle famiglie. Non si tratta più soltanto di chi è senza lavoro o vive situazioni di disagio estremo: oggi la difficoltà riguarda soprattutto chi lavora, chi percepisce uno stipendio regolare ma non riesce più a far quadrare i conti a fine mese.
Il profilo della povertà è cambiato. A soffrire sono i cosiddetti working poor, persone occupate che vedono il proprio potere d’acquisto eroso da un aumento continuo dei prezzi, a fronte di salari che restano fermi o crescono troppo lentamente.
Il carrello della spesa cambia volto
Nei supermercati della provincia di Chieti il cambiamento è evidente. Si comprano meno prodotti freschi, si scelgono sempre più spesso legumi in scatola, offerte, marchi più economici. Alimenti un tempo considerati “di risparmio”, come le patate, hanno raggiunto prezzi impensabili fino a pochi anni fa, complice l’aumento dei costi di produzione, trasporto ed energia.
Fare la spesa non significa più scegliere cosa mangiare, ma cosa tagliare. Latte, verdura, frutta, pane, prodotti per l’infanzia: beni di prima necessità che oggi incidono pesantemente sul bilancio familiare.

I numeri del caro spesa
Secondo le principali associazioni dei consumatori, tra cui Federconsumatori, negli ultimi anni i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati molto più degli stipendi. Le stime parlano di centinaia di euro in più all’anno per famiglia solo per la spesa alimentare. In Abruzzo, l’aumento del costo del cosiddetto “carrello della spesa” è in linea con quello nazionale: prodotti come latte, caffè, cioccolato, frutta e verdura registrano rincari costanti. Il risultato è una riduzione reale del potere d’acquisto, che colpisce soprattutto famiglie monoreddito, pensionati e giovani lavoratori.
Un aumento percepito come ingiusto A rendere la situazione ancora più difficile è la sensazione diffusa che questi aumenti siano sproporzionati rispetto ai redditi. Le associazioni dei consumatori parlano apertamente di rincari spesso non giustificati, che finiscono per penalizzare chi non può rinunciare ai beni essenziali.
Sempre più famiglie, anche nella provincia di Chieti, sono costrette a ridurre la qualità della spesa o a rinunciare a prodotti che fino a poco tempo fa erano parte della quotidianità: carne, pesce, prodotti artigianali, dolci, persino il semplice caffè.
La nuova emergenza sociale
Il caro spesa sta diventando una vera emergenza sociale. Non è più una questione di cattiva gestione familiare, ma di un sistema in cui il costo della vita cresce più velocemente dei salari. In Abruzzo, regione già segnata da redditi medi più bassi rispetto ad altre aree del Paese, l’impatto è ancora più forte.
Le richieste delle associazioni sono chiare: maggiore controllo sui prezzi, sostegno concreto alle famiglie, interventi strutturali per difendere il potere d’acquisto. Perché fare la spesa, oggi, non dovrebbe essere un privilegio ma un diritto accessibile a tutti







