È scoppiata una nuova polemica sul futuro del canile di Collelongo, nel cuore della Valle Peligna, dopo che alla L.I.D.A. – Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente – sarebbe stato negato l’accesso alla struttura in una data precedentemente richiesta per visite e verifiche. La risposta della società che gestisce la struttura, Comar Farm Casaline S.r.l., e la mobilitazione degli animalisti hanno acceso un dibattito sulla trasparenza nella gestione dei canili e sulla partecipazione delle associazioni animaliste al sistema di tutela del benessere animale.

Dinamica della vicenda
Lo scorso 2 gennaio 2026, L.I.D.A. aveva presentato una richiesta formale per accedere alla struttura destinata a ospitare i cani randagi peligni per il 10 gennaio. La visita sarebbe dovuta avvenire durante la fase di transizione, dopo la scadenza della gestione della Comar Farm e in attesa dell’affidamento a una società esterna incaricata di proseguire i servizi.
La Comar Farm ha comunicato il diniego all’accesso, motivandolo con impegni già programmati in quella stessa giornata, tra cui attività di volontariato di altre associazioni con cui collabora da anni.
Nel messaggio ufficiale l’azienda ha inoltre sostenuto che la possibilità di una futura collaborazione con L.I.D.A. dipenderà dalla presentazione di documentazione richiesta per legge, come la dichiarazione di assenza di condanne per reati contro animali o persone.

L.I.D.A. ha definito tali richieste “illegittime e prive di base giuridica”, criticando in particolare la richiesta di trasmissione dell’atto costitutivo dell’associazione, documento che contiene dati personali e sensibili. Secondo gli animalisti, queste condizioni di accesso rappresentano un ostacolo non giustificato alla trasparenza.
Le critiche degli animalisti
L’associazione ha accusato la Comar Farm di aver trasformato le visite richieste dalle organizzazioni animaliste in un processo “simbolico”, privo di reale possibilità di controllo, e di aver imposto limitazioni non previste dalla normativa.
La legge 281/1991, che disciplina la tutela degli animali d’affezione, e la Legge regionale Abruzzo 47/2013 attribuiscono infatti alle associazioni riconosciute un ruolo attivo nel sistema pubblico di prevenzione del randagismo, nella promozione delle adozioni e nella garanzia di trasparenza delle strutture di ricovero.

Gli animalisti hanno sottolineato che vietare l’accesso e la documentazione fotografica dei box dove sono ospitati i cani contrasta con l’obiettivo di favorire le adozioni e di fornire informazioni chiare ai cittadini interessati.
La difesa della Comar Farm
Secondo una nota ufficiale diffusa nelle scorse settimane, la Comar Farm respinge con fermezza le accuse di chiusura verso le associazioni e di cattiva gestione del canile di Collelongo. La società ha ribadito di operare in conformità alla normativa vigente, all’interno di una struttura regolarmente autorizzata e sottoposta a controlli ufficiali sempre conclusi con esito favorevole, gestita tramite convenzioni con numerosi Comuni e finalizzata alla promozione delle adozioni.
Nella nota, la Comar Farm ha inoltre sottolineato che le richieste di accesso e di documentazione devono rispettare regole interne e di sicurezza, e che il personale già presente è qualificato per gestire le attività quotidiane. La società ha affidato incarico legale per tutelare la propria reputazione nel caso di diffusione di notizie ritenute false o diffamatorie.
Il contesto del canile di Collelongo
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio legato alla gestione delle strutture per animali randagi in Abruzzo. Nel frattempo, l’attenzione delle associazioni resta alta per garantire che la gestione dei canili sia trasparente, che siano rispettati i diritti degli animali e che le strutture pubbliche e convenzionate operino con procedure chiare e controllabili.
. Dennis Spinelli






