La Befana è molto più di una figura folkloristica: è un simbolo profondo della tradizione italiana, una vecchina un po’ stanca ma dal cuore grande che, nella notte dell’Epifania, continua a volare sulle nostre case portando dolci, piccoli doni e immancabile carbone.
È amata da generazioni perché non promette magie scintillanti, ma affetto sincero, ironia e memoria.

Negli ultimi anni, il Natale ha assunto contorni sempre più internazionali e commerciali, e Babbo Natale sembra aver conquistato gran parte dell’immaginario collettivo, anticipando le feste e dominando vetrine e pubblicità.
Eppure la Befana non scompare. Resta, silenziosa ma tenace, come solo le tradizioni autentiche sanno fare. Forse perché non è perfetta, forse perché rappresenta l’Italia più popolare e vera, quella che sa sorridere anche dei propri difetti.
La leggenda della Befana nasce da lontano, intrecciando riti pagani e tradizione cristiana. Nell’antichità rappresentava la fine dell’anno agricolo, l’anno vecchio che si consuma per lasciare spazio al nuovo.
Con il cristianesimo, la sua storia si lega al viaggio dei Re Magi: la vecchina che rifiutò di seguirli verso Betlemme e che, pentita, iniziò a portare doni ai bambini nella speranza di incontrare il Bambino Gesù. Da quel rimorso nasce un gesto eterno di generosità.
A Roma, la Befana è una vera istituzione. La tradizione romana la celebra con entusiasmo, soprattutto a Piazza Navona, che ogni anno si anima di bancarelle, luci, dolciumi e calze colorate. È una festa che coinvolge tutti, grandi e piccoli, e che trasforma la città in un luogo di allegria popolare e ricordi condivisi.
Tra carbone dolce e leccornie, tra scherzi e carezze, la Befana continua a chiudere le festività con il suo sorriso sghembo e rassicurante. È una tradizione che resiste perché parla di casa, di infanzia, di affetto.
E in fondo, anche oggi, la Befana la vogliono bene tutti: perché nonostante il tempo che passa, continua a ricordarci chi siamo e da dove veniamo.






