Da stamattina, le principali testate abruzzesi e nazionali stanno trasmettendo in diretta immagini di bambini, famiglie e persone comuni che scivolano su una poltiglia nera a Roccaraso. Una copertura mediatica che solleva più di una perplessità, soprattutto per la scelta di non rispettare le limitazioni sulle immagini dei minori.
Nessuna di queste persone sta facendo qualcosa di male, eppure l’attenzione morbosa con cui vengono riprese le trasforma, loro malgrado, in protagonisti di un reality che non hanno scelto di vivere. Questo tipo di approccio giornalistico ricorda tristemente episodi storici inquietanti, come le foto dei primi del ‘900 in Belgio, quando gli africani venivano esposti nei giardini zoologici per il puro intrattenimento dei visitatori.
Dove sono finiti i principi deontologici del nostro mestiere?
Certamente, domenica scorsa la situazione a Roccaraso non ha offerto un bello spettacolo: oltre 200 pullman giunti in massa hanno creato problemi organizzativi e ambientali. Tuttavia, l’attenzione mediatica di oggi sta facendo un danno diverso, mettendo alla berlina un’intera regione e, più in generale, la Campania, con il solo scopo di ottenere visualizzazioni e condivisioni.
Il giornalismo dovrebbe avere come primo obiettivo quello di informare e diffondere notizie di pubblica utilità. Oggi, invece, si assiste a una deriva che sembra privilegiare la spettacolarizzazione a discapito dell’etica professionale. In nome del clickbait non è consentito tutto. Torniamo all’essenza del mestiere, raccontiamo i fatti con rispetto e responsabilità. L’informazione non può e non deve trasformarsi in un circo mediatico.








